Scarabocchio ergo sum
Quello che la tua mano scrive quando credi di non scrivere niente.
È in uscita il mio nuovo libro, Scarabocchio ergo sum. L’inconscio parla di te: un viaggio dentro quei segni che la mano traccia quasi senza che ce ne accorgiamo e che, forse, raccontano molto più di quanto immaginiamo.
“Sei al telefono, l’interlocutore si dilunga e sul margine del foglio compare qualcosa: un cerchio, poi una spirale che si stringe verso il centro, poi una griglia, non ricordi di aver preso la penna e non sapresti dire quando hai cominciato. Quel segno ha una storia e da oltre vent’anni la leggo per mestiere. Sono una grafologa forense, il mio lavoro mi porta nei tribunali, nelle scuole, nelle aziende e nei corsi di formazione, e in ogni luogo ho trovato la stessa evidenza: la mano è la parte di noi che controlliamo meno. Infatti, quando scriviamo con attenzione, il gesto obbedisce alla volontà, quando invece la coscienza si allenta, la mano resta in servizio e continua a lavorare da sola. Lo scarabocchio nasce in quel preciso momento.
La convinzione che sta al centro del mio nuovo libro, Scarabocchio ergo sum. L’inconscio parla di te, è questa: scarabocchiare è una forma di autoregolazione. Durante una riunione tesa, in una sala d’attesa, mentre un’emozione cerca una via d’uscita, il sistema nervoso lavora per ritrovare equilibrio e la mano gli offre lo strumento più a portata di mano che esista, un ritmo ripetuto, un gesto che calma. La ricerca ha cominciato a offrire qualche conferma. Nel 2009 la psicologa Jackie Andrade, all’Università di Plymouth, ha fatto ascoltare a un gruppo di persone un messaggio telefonico noioso e prolisso. Chi scarabocchiava durante l’ascolto ha ricordato circa il 29 % di informazioni in più degli altri, perché lo scarabocchio tiene sveglia la mente ed è già una buona ragione per non vergognarsene.
Nel libro ho messo in fila quello che osservo da anni, scarabocchi come cerchi, spirali, linee, griglie e figure o oggetti ripetuti che si raccolgono in cinque grandi famiglie: gli scarabocchi astratti, che raccontano le emozioni, quelli geometrici, che parlano di controllo, quelli decorativi, legati al senso estetico, quelli figurativi, che toccano il rapporto con la realtà, e quelli di riempimento, che rispondono al bisogno di completare qualcosa. Ogni famiglia ha il suo linguaggio, e imparare a riconoscerlo cambia il modo di guardare un foglio dimenticato sulla scrivania, il proprio e naturalmente quello degli altri.
Una parte importante del libro è dedicata ai bambini. Lavoro da anni nelle scuole e negli asili, e il mio punto di partenza è sempre l’impugnatura della penna, lì si incontrano la mano, il sistema nervoso e il cervello. Un’impugnatura efficace dà più controllo motorio fine, rende il gesto meno faticoso e la scrittura più scorrevole e quando il movimento si automatizza, l’attenzione del bambino si libera e può dedicarsi a ciò che sta scrivendo. Lo scarabocchio, l’impugnatura e i primi tracciati diventano così tappe di uno sviluppo che è insieme neuromotorio, emotivo e relazionale, e un adulto che sa osservarle può accompagnarlo meglio.
Anch’io scarabocchio, durante le attese al telefono la mia mano disegna cubi, uno dopo l’altro, finché la telefonata finisce e il foglio resta pieno. Nella classificazione che propongo nel libro i cubi appartengono alla famiglia dei geometrici, quella che parla di controllo, e riconoscerlo sul proprio foglio richiede una certa dose di sangue freddo professionale. Conosco il linguaggio di questi segni e la mia mano li produce lo stesso, senza chiedermi il permesso e senza che io me ne accorga. Per me è la dimostrazione più semplice di ciò che sostengo: il gesto grafico agisce a un livello che la competenza da sola non raggiunge. Una grafologa che scarabocchia è un esperimento a cielo aperto, e ogni pagina di questo libro è stata scritta da qualcuno che guarda gli scarabocchi degli altri e intanto fa i conti con i propri. Per questo mi è stato naturale scriverlo.
Il testo intreccia grafologia, neuroscienze, psicologia del gesto ed educazione, con esempi concreti e un linguaggio che resta chiaro dalla prima all’ultima pagina. Si rivolge ai professionisti, agli insegnanti, ai genitori e a chiunque si sia mai trovato una penna in mano senza sapere perché.”
Scarabocchio ergo sum è in libreria dal 15 ottobre, e il 28 ottobre ci sarà la prima presentazione a Bergamo alta. Vi aspetto.
