L’impugnatura corretta: questione di equilibrio, non di rigidità.
L’impugnatura funzionale, in età scolare, è la cosiddetta presa tripode dinamica: pollice e indice guidano lo strumento, il medio lo sostiene, anulare e mignolo stabilizzano la mano. Il movimento parte prevalentemente dalle dita, con il polso stabile ma non rigido, l’avambraccio appoggiato e la spalla rilassata, ma attenzione: non si tratta di imporre una “posizione da manuale”, l’obiettivo non è l’estetica della mano, ma l’efficienza del gesto.
Un’impugnatura corretta permette:
- minor affaticamento muscolare
- maggiore fluidità del tratto
- miglior controllo della pressione
- ritmo grafico più regolare
- maggiore resistenza nella scrittura prolungata
In altre parole: meno fatica, più libertà espressiva.
Quando l’impugnatura è disfunzionale: presa palmare oltre i 4 anni, pollice che avvolge e blocca l’indice, dita iperestese o eccessivamente contratte, penna impugnata troppo in alto o troppo vicino alla punta, polso sospeso senza appoggio. Questi non sono solo “difetti estetici”, ma sono segnali importanti e spesso dietro un’impugnatura scorretta troviamo:
- immaturità motoria fine
- scarsa integrazione visuo-spaziale
- ipertono o ipotono muscolare
- fretta nell’apprendimento
- tensione emotiva
Il bambino che stringe troppo la penna sta contenendo qualcosa, il bambino che lascia il segno debole può avere difficoltà ad affermarsi, il gesto grafico parla, sempre, impariamo ad osservare, perché scrivere bene è una forma di benessere. Una scrittura fluida non è solo una questione scolastica, è una questione di economia energetica e di autoregolazione. Quando il gesto è armonico:
- il bambino si stanca meno
- aumenta l’autostima
- migliora la concentrazione
- diminuisce la frustrazione
- cresce il piacere di scrivere
Scrivere diventa quindi uno spazio sicuro, un luogo dove il pensiero scorre senza ostacoli meccanici. Nel lavoro sugli scarabocchi ho osservato che i bambini con gesto libero e ben organizzato producono segni più vari, più dinamici, meno ripetitivi, perché il corpo rilassato genera creatività, mentre il corpo in tensione genera rigidità grafica.
Cosa possono fare genitori e insegnanti
- Curare la postura: piedi appoggiati, schiena sostenuta, foglio leggermente inclinato.
- Favorire attività di motricità fine prima della scrittura: manipolazione, ritaglio, infilare perline, travasi.
- Non anticipare i tempi: ogni forzatura lascia tracce.
- Osservare il gesto, non solo il risultato.
- Intervenire precocemente se l’impugnatura resta immatura oltre i 5 anni.
Correggere non significa rimproverare, significa accompagnare, è un investimento sul futuro. L’impugnatura è un dettaglio tecnico che diventa struttura identitaria, attraverso il gesto grafico il bambino costruisce coordinazione, autonomia, controllo e fiducia. Scrivere non è solo tracciare lettere, è organizzare il proprio mondo interno su un foglio. È trasformare un’emozione confusa in una forma riconoscibile, un pensiero sfuggente in una struttura, un impulso in direzione. È un atto di traduzione continua tra ciò che si sente e ciò che si riesce a esprimere. Quando insegniamo a un bambino a scrivere con naturalezza, non stiamo lavorando sulla calligrafia come fine estetico. Stiamo costruendo un ponte tra corpo e mente. Stiamo offrendo un gesto che non intralcia il pensiero ma lo accompagna, una mano che non si affatica permette alla mente di restare libera, una pressione equilibrata insegna misura, un ritmo regolare educa all’autoregolazione. Una scrittura vissuta come fatica genera evitamento, tensione, frustrazione, una scrittura vissuta come possibilità diventa invece spazio di autonomia, di affermazione, di ordine interno. Il bambino che non deve combattere con la penna può concentrarsi maggiormente sulle idee, può sperimentare, può sbagliare senza sentirsi inadeguato. L’impugnatura, allora, non è un dettaglio tecnico, è un investimento silenzioso sul modo in cui quel bambino affronterà il compito, la concentrazione, la perseveranza, è una piccola competenza che sostiene competenze molto più grandi. La vera domanda non è se l’impugnatura sia importante, la vera domanda è che tipo di esperienza vogliamo associare alla scrittura: tensione o fiducia, affanno o fluidità, obbligo o scoperta. Perché ogni volta che un bambino appoggia la penna sul foglio non sta solo iniziando una parola, sta iniziando un dialogo con se stesso e quel dialogo merita di scorrere libero.