Firme false: il dettaglio che quasi tutti sbagliano a osservare
Quando una firma viene contestata, l’errore più comune consiste nel concentrare l’attenzione esclusivamente sull’aspetto configurativo del tracciato.
Si osserva la somiglianza formale delle lettere, la conformazione del nominativo, la presenza di elementi apparentemente coincidenti con la sottoscrizione autentica. In altri termini, si valuta prevalentemente l’estetica grafica.
Nell’ambito grafologico forense, tuttavia, il dato morfologico rappresenta soltanto una parte dell’indagine.
L’elemento realmente discriminante risiede nella qualità dinamico-esecutiva del gesto scrittorio.
Una firma autentica costituisce l’espressione di un automatismo grafo-motorio consolidato, acquisito attraverso reiterazioni esecutive protratte nel tempo. Il soggetto scrivente non “disegna” la propria firma: la esegue mediante un complesso sistema di coordinazioni neuromuscolari automatizzate, caratterizzate da specifici rapporti ritmici, pressori, spaziali e cinetici.
Ed è proprio in tale dimensione dinamica che emergono gli elementi più difficilmente riproducibili.
Il falsario, infatti, tende generalmente a concentrare la propria attenzione sulla riproduzione dell’assetto figurativo della sottoscrizione, cercando di imitare la forma esterna dei gramma, la direzione del tracciato, le proporzioni dimensionali o alcune peculiarità macroscopiche apparentemente identificative.
Tuttavia, la riproduzione configurativa non equivale alla riproduzione genetica del gesto grafico.
La mano imitatrice può avvicinarsi all’apparenza della firma, ma raramente riesce a replicarne il dinamismo intrinseco.
Nel corso delle indagini grafologiche forensi, le sottoscrizioni apocrife evidenziano frequentemente indicatori riconducibili a un controllo cosciente e innaturale dell’esecuzione. Tra questi risultano particolarmente significativi: rallentamenti cinetici, esitazioni nel percorso grafico, perdita di fluidità del ductus, frequenti stacchi di penna, tremori da incertezza esecutiva, rigidità del movimento, scarsa spontaneità dinamica e tanti altri indicatori.
Tali anomalie derivano dal fatto che il falsario opera generalmente attraverso un processo di copia visiva e non mediante l’attivazione di automatismi grafo-motori autenticamente interiorizzati.
In altri termini, il soggetto che imita osserva la firma come immagine, mentre il soggetto genuino la produce come gesto automatizzato.
La differenza è sostanziale.
Una firma autentica può presentare oscillazioni fisiologiche, variazioni morfologiche, semplificazioni configurative e persino difformità parziali rispetto ad altre sottoscrizioni della medesima persona, senza per questo perdere la propria compatibilità genetica. Il gesto grafico naturale, infatti, non è mai rigidamente identico a sé stesso, poiché risente di numerose variabili contingenti: stato emotivo, velocità esecutiva, postura, supporto scrittorio, strumento grafico, condizioni neuro-muscolari e livello tensivo del soggetto.
La naturale variabilità intraindividuale costituisce uno degli aspetti più complessi e delicati dell’analisi comparativa.
Paradossalmente, alcune firme false appaiono persino “più perfette” delle autentiche.
Ciò accade perché il falsario, nel tentativo di controllare il gesto, tende a irrigidire l’esecuzione, riducendo quelle fluttuazioni spontanee che caratterizzano invece la scrittura naturale. Ne deriva una sottoscrizione apparentemente accurata sul piano figurativo, ma impoverita sotto il profilo dinamico-espressivo.
La firma genuina vive nel movimento.
La firma imitata spesso si cristallizza nella forma.
È per questa ragione che, in ambito grafologico forense, l’analisi non può limitarsi all’osservazione statica del prodotto grafico finale, ma deve necessariamente estendersi alla ricostruzione della dinamica gestuale sottesa all’esecuzione scrittoria.
L’indagine tecnica non ricerca semplicemente “somiglianze” o “differenze”, bensì la presenza o l’assenza di compatibilità strutturali profonde tra i meccanismi grafo-motori delle sottoscrizioni comparate.
Dietro ogni firma autentica esiste infatti un equilibrio estremamente sofisticato tra automatismo, ritmo, pressione, coordinazione neuromotoria e organizzazione spaziale del gesto.
Ed è proprio quell’equilibrio, nella maggior parte dei casi, che una mano diversa non riesce realmente a simulare.