Il primo segno: cosa racconta lo scarabocchio di un bambino.

Il primo scarabocchio di un bambino è un movimento che lascia una traccia. Il piccolo scopre che il suo braccio può far comparire una linea sul foglio, e questa scoperta lo entusiasma più di qualsiasi disegno compiuto.

Intorno all’anno e mezzo i segni sono ampi, irregolari, spesso sovrapposti. La matita è stretta nel pugno e il gesto parte dalla spalla, perché è l’articolazione che il bambino controlla meglio. Nei mesi successivi il movimento scende verso il gomito, poi verso il polso e infine verso le dita. Da qui nascono le linee più ordinate, i cerchi ripetuti, le spirali, fino alle prime forme riconoscibili. Le età variano da bambino a bambino e da un autore all’altro, quindi vanno lette come un orientamento, che ogni piccolo segue con i propri tempi.

Lo scarabocchio dei bambini è oggetto di studio da più di un secolo. In Italia se ne occupò già Corrado Ricci, che dedicò un libro all’arte dei piccoli, e all’estero Rhoda Kellogg raccolse per decenni milioni di disegni di bambini tra i 2 e i 6 anni, riconoscendo schemi ricorrenti in culture diverse. Tutti ci dicono la stessa cosa: ogni segno ha un posto preciso nella crescita.

Da grafologa che lavora nelle scuole e negli asili, io guardo soprattutto una cosa, l’impugnatura. La mano, il sistema nervoso e il cervello imparano insieme a dialogare, e il modo in cui un bambino tiene la penna influisce sul controllo del movimento fine, sulla fatica del gesto e, anni dopo, sulla fluidità della scrittura. Quando il gesto diventa automatico, l’attenzione si libera e il bambino può dedicarla a ciò che vuole scrivere. Per questo gli scarabocchi dei primi anni sono un allenamento prezioso e meritano di essere accolti con curiosità.

Cosa possono fare genitori e insegnanti, in concreto:

  • Offrire fogli grandi e superfici ampie, perché il gesto che parte dalla spalla ha bisogno di spazio.
  • Variare gli strumenti, con pastelli grossi, pennarelli, gessetti, dita intinte nel colore.
  • Lasciare che il bambino scarabocchi in libertà, risparmiandogli il “cos’è?”. Quella domanda sposta l’attenzione dal piacere del gesto al risultato.
  • Rimandare la correzione dell’impugnatura. Ogni età ha la sua presa, e l’evoluzione procede da sola se il bambino ha occasioni per esercitarsi.
  • Conservare qualche foglio con la data. Nel tempo diventa una piccola storia della crescita.

Scarabocchiamo tutta la vita, anche da adulti, durante una telefonata o una riunione, e i segni che lasciamo hanno molto da dire. Nel mio nuovo libro, Scarabocchio ergo sum. L’inconscio parla di te, in libreria dal 15 ottobre, racconto il percorso completo: dai primi tratti dell’infanzia agli scarabocchi dell’età adulta, con uno sguardo che unisce grafologia, neuroscienze, psicologia del gesto ed educazione. Se questo articolo ti ha incuriosito, il libro ti accompagna molto più lontano. Una parte è dedicata proprio ai bambini e ai loro primi segni, scritta per chi li accompagna ogni giorno, genitori e insegnanti.