Lo scarabocchio, l’unico gesto che sfugge al controllo.

Viviamo in un tempo che esige controllo su tutto, controlliamo le parole prima di scriverle, l’immagine prima di mostrarla, il tono prima di usarlo in una call, ogni gesto pubblico passa attraverso un filtro, anche quando non ce ne accorgiamo più.

Esiste però un solo gesto che sfugge a questa logica ed è così piccolo che quasi nessuno gli presta attenzione: Lo scarabocchio.

Succede sempre nello stesso modo, sei al telefono, in riunione, oppure aspetti che qualcuno finisca di parlare. La mano impugna una penna quasi senza che tu te ne accorga e comincia a muoversi. Nasce una linea, poi un cerchio che si chiude e subito si riapre, una griglia, una spirale, non stai decidendo nulla, eppure la mano procede con una precisione che sorprende.

In vent’anni di lavoro come grafologa forense ho analizzato migliaia di questi segni, nei tribunali, nelle aziende, nelle scuole e ho imparato una cosa semplice, e la ripeto spesso nei miei corsi: Lo scarabocchio non mente mai, perché nasce nel momento esatto in cui smettiamo di gestire l’immagine che diamo di noi.

È un gesto antico quanto l’uomo

Questa libertà dal controllo non è una scoperta recente, trentamila anni fa, nelle grotte di Lascaux, tra i grandi affreschi dei bisonti e dei cavalli, comparivano già segni più piccoli, linee sovrapposte, spirali incise con il dito nella pietra molle. Segni che non raccontavano solo storie di caccia, ma nati semplicemente dal bisogno di lasciare una traccia, come per dire, io sono stato qui.

Leonardo da Vinci riempiva i suoi taccuini di schizzi spontanei, annotazioni disordinate, figure abbozzate accanto a calcoli e osservazioni scientifiche. Guardare quei fogli significa entrare in una mente in movimento, vedere il pensiero prima che si organizzi. Sono mancina, come lui e da bambina imitavo la sua scrittura speculare finché le maestre non mi hanno corretta nello scrivere da sinistra verso destra. Ogni volta che guardo quei taccuini, ritrovo qualcosa di quella bambina che scriveva al contrario e non capiva perché fosse sbagliato.

Ogni altro atto grafico conserva una quota di controllo, scriviamo sapendo di scrivere, firmiamo con consapevolezza del gesto. Lo scarabocchio avviene mentre la guardia si abbassa, e in quel momento la mano racconta ciò che la mente non ha ancora elaborato, ciò che l’emozione non ha ancora trovato le parole per dire, la mano racconta ciò che la mente tace.

Un tratto angoloso parla di tensione, di energia che cerca una via d’uscita; un tratto curvo parla di apertura, di disponibilità verso chi ci circonda; una spirale che si chiude verso l’interno racconta un bisogno di rientro, di recupero. Nessuno di questi segni è casuale e nessuno di questi segni è stato pensato.

La scienza conferma quello che il gesto sa da sempre

Nel 2009 la psicologa Jackie Andrade, dell’università di Plymouth in Inghilterra, ha misurato un dato che continua a sorprendere. I soggetti che scarabocchiavano durante un compito di ascolto monotono ricordavano il 29% di informazioni in più rispetto a chi restava fermo. Lo scarabocchio occupa una porzione di risorse cognitive appena sufficiente a impedire alla mente di staccarsi e agisce come un ancoraggio attentivo.

Nel corpo, il gesto ripetitivo riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress e attiva contemporaneamente corteccia motoria e aree limbiche legate a emozioni e memoria affettiva. Togliere la penna di mano a chi scarabocchia mentre ascolta è una forma di controllo controproducente. Quel gesto è una forma evoluta di presenza.

Trovo che ci sia qualcosa di liberatorio in tutto questo. In un’epoca che ci chiede di curare ogni dettaglio della nostra immagine, lo scarabocchio resta l’ultimo territorio dove possiamo semplicemente essere, senza calcolare l’effetto.

Guarda l’ultimo foglio che hai scarabocchiato durante una riunione. Era chiuso o aperto? Hai riempito lo spazio o sei rimasto in un angolo? Raccontalo nei commenti, la risposta dice più di quanto pensi.

A metà ottobre uscirà il mio nuovo libro sul significato degli scarabocchi, vi aggiornerò.